zanskar

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01/08/2011
Zanskar, tibet segreto

Era il 1985.

Con me uno zaino e l'entusiasmo di essere, solo, in uno degli angoli più nascosti e remoti del pianeta, a confrontarmi con le mie ambizioni e le mie paure.

 

Interpretate da una magnifica montagna, perfetta, stagliata nel cielo cobalto dell'Himalaya, il Nun. Un colosso di pietra e ghiaccio di oltre 7000 metri, che avrei scalato tracciando sulla sua parete nord la prima salita in solitaria.

 

Eppure, svanita l'euforia della vetta, e metabolizzata l'ambiziosa consapevolezza di essere riuscito a superare un confine quasi invalicabile nelle mie emozioni e nella conoscenza dei miei limiti, fisici e mentali, di quell'esperienza ricordo soprattutto infinite giornate, divenute settimane, e poi mesi, di vagabondaggi senza meta tra gli sterminati paesaggi d'alta quota dello Zanskar.

 

Venticinque anni dopo, tornato in questi luoghi accompagnando un gruppo di “aspiranti fotoreporter”, ho ritrovato quella magia sottile di atmosfere e suggestioni che mi aveva stregato.

 

Ci vogliono ancora due giorni di faticosissimo viaggio su piste impossibili, a bordo di scassati fuoristrada, per arrivare a Padum, ma è già cominciato il “futuro” che, attraverso una strada scavata tra le rocce, entro pochi anni collegherà lo Zanskar alla valle di Leh e alla “civiltà” in un pugno di ore. Quella strada, come troppe altre nel mondo, non servirà a portare “modernità” in questa valle, ma servirà invece alla sua gente, che da millenni vive in perfetto equilibrio con la durezza di queste terre, per andarsene verso “il progresso”...

01/08/2011
Universo nascosto

A Leh, 3505 metri di quota, inizia la nostra avventura attraverso il Ladakh, chiamato anche il Piccolo Tibet, perchè dopo la “rivoluzione” cinese che ha devastato gran parte della regione tibetana, solo qui sopravvivono ancora intatte tradizioni, culture e spiritualità del grande paese himalayano.

 

Questo territorio è un deserto di alta quota che si estende lungo la valle dell’Indo, circondato da maestose e misteriose cime himalayane che superano i 7000 metri.

 

In questa mistica terra una coraggiosa popolazione di monaci, pastori e contadini profondamente attaccata alle antiche tradizioni buddiste, condivide un’esistenza di pace e serenità, nonostante le continue mire espansionistiche di pakistani e cinesi, che però non sono ancora riusciti a scalfire questo angolo di mondo considerato l’ultimo Shangr-La, il mitico paradiso della pace.

01/08/2011
Protagonisti di una spiritualità antica

Sono loro, gli antichi monasteri aggrappati alle rocce o emergenti tra filari di alberi dalle piccole oasi del fondovalle, i veri, autentici e silenziosi protagonisti di questo territorio: i gompa, cuori pulsanti del buddismo tantrico Vajrayana, religione naturale essenzialmente iniziatica ed esoterica, risalente a oltre 15 mila anni fa.

 

Tra le loro mura si sono succedute le più importanti dinastie e scuole buddiste che hanno lasciato preziose testimonianze dell’arte tibetana. Sembrano sfidare spazio e tempo, lottando contro il loro stesso progressivo spopolamento, solidarizzandosi con la pietra per tenere viva la loro spiritualità.

01/08/2011
I muri di preghiera

In tutto il Ladakh è facile imbattersi, specie nelle vicinanze dei monasteri, nei man tang, i sacri muri di preghiera lunghi anche qualche centinaio di metri, costituiti da migliaia di pietre sulle quali i pellegrini hanno scolpito il mantra “Om Mani Padme Hum”, preghiera sacra recitata all'infinito per ottenere la liberazione dalle sofferenze, e il raggiungimento della pace e dell’illuminazione.

 

I fedeli buddisti recitano questo potente mantra in continuazione, mentre camminano, durante il lavoro, nei momenti di riposo, perché la sua ripetizione all’infinito facilita il raggiungimento del Nirvana.

Ciascuna delle sei sillabe del mantra, infatti, ha il potere di trasformare e purificare le sei emozioni negative che sono la causa dei sei regni del Samsara, il ciclo delle rinascite.

01/08/2011
I colori degli Stupa

Anche gli Stupa votivi, costruzioni di ogni dimensione che si trovano ovunque nei paesaggi desolati di questa regione, sono uno dei simboli buddisti più ricorrenti della religiosità himalayana.

 

Chiamati anche Chorten, a forma di piccolo tempio, contengono pergamene con i mantra e sono addobbati dalle bandierine di preghiera lasciate da anonimi pellegrini, che sventolando con vento portano verso il cielo le orazioni e le suppliche degli uomini.

 

Sono solitamente dipinti di calce bianca, ma spesso se ne incontrano, a gruppi di tre, anche di colorati con tinte che possiedono una loro sacralità e rappresentano i precetti fondamentali del buddismo tibetano: il giallo o rosso rappresenta la Conoscenza, il bianco la Compassione, il blu o nero il Potere contro le forze del male.

01/08/2011
Zanskar, universo fermo nel tempo

La valle dello Zanskar è la regione più remota dell’Himalaya indiano, rimasta per secoli isolata e nascosta, raggiungibile unicamente a piedi con lunghi giorni di marcia.

Da qualche anno una carrozzabile permette di accedere alla valle durante i mesi estivi, ma per il resto dell’anno questa regione è ancora oggi di fatto una terra completamente isolata, ad eccezione di chi, con ardito coraggio, si cimenta nel percorrere la Chador Road, il fiume Zanskar gelato, che si trasforma nell’unica vera strada di comunicazione con il resto del mondo.

 

In questo mondo antico, sospeso nel tempo, vivono poche migliaia di persone, tra monaci e contadini, che condividono una quotidianità durissima: d'inverno la neve è sempre abbondante e le temperature scendono fino a 40° sotto zero.

Solo in primavera, con lo scioglimento dei ghiacciai che permettono di irrigare i campi coltivati, la vita sembra rifiorire, ma è comunque una vita difficile, da conquistare ogni giorno.

01/08/2011
Ritmi antichi

Una profonda religiosità buddista, sostenuta da un’incrollabile fede mistica radicata da secoli in questo regno himalayano, accomuna uomini e donne che vivono di duro lavoro, in una quiete mistica, dove le giornate sono scandite da rituali e preghiere, da mani che lavorano la terra e che stringono le collane di preghiera, da occhi che si nascondono al sole, protetti dalle maestose cime delle montagne, regno delle ancestrali forze della natura…

 

Sono loro l’anima dello Zanskar, lontani da tutti i rumori del mondo, vicini solo allo spirito delle montagne e all’immensità del cielo, a due passi dagli dei.

 

Nei villaggi della valle le tradizioni buddiste sono ancora molto radicate nella quotidianità, e la vita della popolazione è strettamente legata a quella dei monasteri, tanto che la stessa struttura sociale ed economica vede monaci e abitanti indissolubilmente uniti al fine di garantire la sussistenza di entrambi.

I villaggi solitamente sorgono vicino ai gompa e ogni famiglia manda il figlio più giovane a studiare al monastero per intraprendere la vita spirituale. I monaci ricevono orzo e burro di yak in cambio di riti di benedizione.

01/08/2011
Karsha Gustor

In molti monasteri della valle, ogni anno, in date precise che seguono il calendario tibetano, i monaci si riuniscono per i Cham, festival religiosi dove vengono eseguite danze rituali con maschere e costumi. Noi siamo stati spettatori, nel Karcha Gompa, a una ventina di chilometri da Padum, dello spettacolare Karsha Gustor.

 

I monaci si preparano a questi eventi per lungo tempo, con pratiche di meditazione, consacrazioni di oggetti e cerimonie. Lo scopo di questi complessi rituali è quello di invocare l’aiuto di Bodhisattva e altre divinità di protezione, al fine di rigenerare la purezza del luogo e di liberare la valle da ogni negatività, esorcizzando persone, animali e raccolti dagli influssi dei potenti demoni himalayani.

 

Le danze rappresentano diversi temi e sono eseguite da monaci travestiti con sgargianti costumi tradizionali e maschere che raffigurano animali, demoni e yogi delle montagne, intonando mantra sacri al suono di cimbali, tamburi e trombe di ottone.

01/08/2011
Esperienza indimenticabile

Abituati alle nostre frenesie, per due settimane siamo “usciti” dagli schemi, ritmi e tempi della nostra realtà per avvicinare un universo parallelo, diverso, sconosciuto, addirittura alieno pur radicato sullo stesso pianeta che conosciamo come caotico e soffocante nelle nostre quotidianità.

 

Paesaggi, profumi, atmosfere, suggestioni, sguardi e sorrisi hanno riempito ogni nostra capacità percettiva con stimoli per noi nuovi, ma antichissimi e depositari di saggezze antiche.

 

Ci porteremo dentro, per sempre, l'illusione che questo mondo possa rimanere così per sempre, pur con la consapevolezza che, purtroppo, è una chimera che sarà ben presto sgretolata dal “progresso”...

 

Michele Dalla Palma