spedizione in islanda

Product Comparison

21/11/2012
Uova sode per cena

Sono almeno due giorni che l’aria è pregna di un odore acre, a tratti quasi nauseabondo. Scrutiamo l’orizzonte, ma oltre la distesa bianca non ci sembra di scorgere nulla se non delle macchie scure qua e là; non capiamo però se siano solo le ombre delle nuvole veloci che, complice il sole,  macchiano il manto nevoso. Eppure lo stesso vento, che fa correre in cielo quei panni sfilacciati, porta a noi il tipico odore di … uova sode.

A sostegno del nostro sperare ad un tratto un’enorme nuvola ci investe rapidamente. Mi torna in mente la nebbia profumata di salmastro che, salendo dal profondo dei lussureggianti fiordi cileni, ti avvolge repentina sullo Hielo Patagonico lasciandoti, in pochi secondi, attonita per l’inusuale fragranza e grondante come dopo un acquazzone estivo.

Mi assale quindi l’angoscia di un’altra notte in tenda bagnate fradice, ma con mia piacevole sorpresa non sarà così: quasi senza rendercene conto ci troviamo immerse in un gigantesco, leggero e puzzolente areosol. Mi chiedo divertita se i nostri polmoni e la pelle del nostro viso ne trarranno almeno giovamento; l’acqua di Vichy e Montegrotto Terme non sono nulla a confronto di questo full immersion nello zolfo e nelle uova sode.

Ma tutto ciò è un segnale importante: noi ancora non lo vediamo, ma il Grímsvötten non può essere lontano. Lui, a modo suo, si è già presentato; tutto intorno è pregno della sua presenza.

Passiamo ancora un altro giorno con la sola sensazione che all’orizzonte ci aspetti una bocca fumante, aperta verso il cielo, le cui dimensioni non ci sono chiare se non per la colonna lattiginosa che da essa sale verso l’alto; la caldera dev’essere enorme, ma fino all’indomani non ci sarà dato di vederla.

Quando finalmente ci appare cerco di ricordare se Dante nel suo Inferno abbia descritto un’ambiente simile: una distesa di terra nera molliccia, dalla quale si alza una nebbia sgradevole e nella quale affondiamo non senza timore. Questo l’ambiente che precede l’esigua cima dalla quale finalmente l’immenso cratere ci svelerà i suoi segreti. Controllo attentamente ogni crepa e l’intensità del loro sbuffare; refoli di vapore, come mani bramanti di catturare i nostri piedi per trascinarci nelle viscere di quel ventre caldo, mi fanno improvvisare una specie di danza zizzagando un po’ qua e un po’ là alla ricerca di qualche esigua isola rocciosa. Quando raggiungiamo la piattaforma di legno del centro vulcanologico sulla cima del Grímsvötten mi sento come un naufrago che abbia toccato terra.

La sera, dalle lunghe ombre, sta lentamente avanzando vestendo di un velo caldo la fredda lava nera ed immobile. Rimarremo qui stanotte; la nostra piccola tenda piantata alle pendici di questo cuore pulsante. Siamo circa a metà strada. Fra qualche giorno sarà il gigantesco Sneffel, addormentato questo, ad indicarci la rotta.


Antonella Giacomini

30/06/2008
Le protagoniste della spedizione

Antonella Giacomini, 48 anni, e Daniela Facchinetti (47) hanno all’attivo insieme due spedizioni, di cui una invernale, allo Hielo Patagonico Sur nella parte Argentina e Cilena oltre alla traversata integrale del ghiacciaio Vatnajokull in Islanda. A fine marzo 2013 partiranno per attraversare il lago Bajkal gelato.