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14/04/2011
L’amicizia prima d’ogni cosa

“Volevamo un'avventura, non una competizione con degli obiettivi precisi e da perseguire ad ogni costo: avventura pura e libera, libera da condizionamenti. tabelle, orari, vincoli di qualsiasi tipo, libera di testa. Con un unico obiettivo: salire e muoversi in sicurezza. Per tutto il resto ci sarebbe stato tempo e occasioni ad hoc.

Era questo lo spirito che ci animava nella preparazione del nostro viaggio al Mount Mc Kinley, con i suoi 6.194 metri di altezza, la montagna più alta del continente Nordamericano, e quella con la fama di essere la più fredda sul pianeta, così vicina al Circolo Polare Artico”.

 

Mario e Giorgio, grandi amici, affiatati, uniti e affascinati da una stessa montagna il Mc Kinley, vero nome Denali; una vetta così lontana da tutto in una terra, l'Alaska, che è sempre stata, più di ogni altra, sinonimo di grande avventura.

 

“A febbraio si decide: si va. Partiamo da Bologna per Francoforte dove ci imbarchiamo su un volo Condor Airlines che ci porta direttamente ad Anchorage con uno scalo a Whitehorse, la capitale dello Stato Canadese dello Yukon: Whitehorse è situata al Miglio storico 918 dell'Alaska Highway ed è l'antico terminale della ferrovia White Pass and Yukon Route Railway, proveniente da Skagway, Alaska.

La città è situata sul fiume Yukon è stato un importante centro di rifornimento durante la corsa all'oro del Klondike. Finalmente iniziamo a vedere le grandi e sconfinate catene montuose dell'Alaska dal finestrino dell'aereo e atterriamo ad Anchorage”.

 

L’arrivo ad Anchorage è sorprendente, ad aspettarli sole e una temperatura di 20 gradi, ma il viaggio d’andata non è finito bisogna raggiungere Talkeetna, un paesino di 700 abitanti in stile western, unico punto da cui partono i voli per la base del ghiacciaio. Prima regola delle spedizioni al Mc Kinley: ogni singolo alpinista deve agire in completa autonomia, unico aiuto la presenza di una postazione medica al campo base a 4400 metri. Seconda regola: rispettare tutte le indicazioni per tutelare totalmente l’ambiente, gli Athabascani tengono molto alla loro terra.

 

“Comunque...arriviamo finalmente a Talkeetna. Mamma mia, tra un pò saltano fuori Tex Willer e John Wayne, o l'Uomo chiamato Trinità. Un paesino con tutte le case costruite ancora 100 e più anni fa, il vecchio West, la vecchia e bellissima Ferrovia, la polvere nelle strade, i locali, poi gentilissimi, che ti squadrano. Non sentiamo la stanchezza del lungo viaggio, dobbiamo prepararci al volo sul ghiacciaio del mattino dopo e definire tutto con la Compagnia Aerea. Giusto per far chiarezza su un particolare: alla base del ghiacciaio si va solo portati da questi aeroplanini monoelica attrezzati con dei pattini per atterrare sulla neve, e si vola solo se le condizioni meteo lo permettono. Ovviamente. Ma sul Denali questo significa che si può anche stare fermi ad aspettare le condizioni favorevoli. O quando si scende dalla montagna, se il tempo è brutto, bisogna aspettare la "finestra" di bel tempo. Anche 2/3 giorni”.

 

Mercoledì 13: giornata splendida condizioni favorevoli a far decollare un aeroplano monoelica che viaggia su un panorama magnifico, una vastità di montagne dalle chilometriche distese di ghiaccio. Nemmeno il tempo di pensare e si ritrovano ognuno con la propria slitta attaccata in vita carica di tutto il necessario da trasportare dai 2000 ai 4400 metri d’altitudine.

Sono in gioco. In quattro giorni raggiungono il Campo Base , giorni molto faticosi, soprattutto per il carico pesante, le ore di salita e il lavoro per costruirsi la postazione. Il Monte Rosa due settimane prima e la già collaudata abitudine all'altezza all'attivo significano molto e l' acclimatamento procede bene.

 

“L’atmosfera è serena siamo tranquilli, riusciamo anche a scherzare e ridere. Nessun momento di tensione o incomprensione, come d'altronde sarebbe normale stando 24 ore al giorno insieme - confidano i due amici - anche perché la vita in campo base non è delle più confortevoli: lo spazio in tenda è limitato, si beve sempre neve bollita o bevande fatte con la neve, il cibo liofilizzato americano, è nutriente e facile da preparare, ma da buoni italiani non ci manca qualche pacco di pasta e sugo che ci fanno sentire decisamente a casa”.

 

Dopo sei giorni di permanenza al campo base finalmente si presenta il momento ideale per salire. Il sole deve ancora sorgere, il freddo è tanto, intenso dopo due ore di salita Giorgio inizia a non sentire più le dita del piede sinistro. Mario, pur soddisfatto dal ritmo regolare con cui si stava salendo, si accorge subito che qualcosa non va. Giorgio scalcia con il piede per cercare di riprendere sensibilità mentre si continua a salire.

Il freddo rigido non molla, e la preoccupazione per la perdita di sensibilità al piede cresce. Mario a questo punto decide: si torna giù, il rischio è un congelamento e irreversibili conseguenze. Giorgio non ha dubbi sul fatto che debba rinunciare, il pericolo è alto, insiste perché Mario prosegua, scenderà da solo.

 

Ma sono in Alaska per vivere una avventura tutta loro di amicizia, rispetto e solidarietà l’uno per l’altro e Mario ha deciso , non ci sono più le condizioni per continuare in sicurezza, si torna legati alla stessa corda che li ha uniti come un cordone ombelicale per tutti questi giorni superando crepacci , seracchi e pendii.

Una decisione di grande forza e maturità. Nonostante le condizioni atmosferiche favorevoli non è il giorno giusto. Arrivati alla base del ghiacciaio, il programma è dormire in un letto e bere tutto quello che non hanno potuto bere nelle ultime due settimane.

 

Diverse spedizioni sono arrivate in cima quest'anno, ma molte hanno dovuto rinunciare per fattori di vario genere , la montagna è così: si sale se ci sono le condizioni per farlo, ma soprattutto si sale se lei lo consente.

 

Due Amici