04/04/2011
La via della seta, emozioni d'oriente

Michele Dalla Palma ripercorre il viaggio lungo la Via della Seta attraverso racconti e storie. Tra passato e presente il fotografo-giornalista porta alla scoperta dei segreti di una natura scolpita dalla storia. Con lui, in questa avventura a ritroso nel tempo, Dolomite, il brand da sempre al fianco di chi ama vivere senza limiti.

04/04/2011
Diario di viaggio

Via della Seta, illusione esotica fatta di fantastici scenari, colori, profumi e atmosfere che ognuno ha reinventato nella propria memoria.

Abbiamo letto tutti, da bambini, le avventure di Marco Polo, straordinario viaggiatore partito dalle calli di Venezia, sei secoli fa, per raggiungere la corte misteriosa degli imperatori della Cina. Le abbiamo ingigantite, trasfigurate con l'immaginazione, trasformandole in leggenda.

Ma la Via della Seta esiste. Straordinaria, infinita arteria che supera elementi naturali apparentemente insuperabili. Montagne immense e fiumi furiosi. La Via della Seta da duemila anni è il cordone ombelicale che unisce, a occidente, nord e sud del continente asiatico. Raro esempio di come, a volte, la fantasia e la realtà possono compenetrarsi e confondersi, sfumando i contorni di ciò che è vero con le invenzioni della fantasia.

07/04/2011
Tracce antiche

Superata la cittadina di Besham, duecento chilometri a nord di Islamabad, guardando da un punto qualsiasi la valle dell'Indo e poi dell'Hunza River sembra impossibile che uomini, per quanti tenaci e coraggiosi, siano riusciti a forzare un qualsiasi passaggio sulle pareti compatte che affondano, dopo centinaia di metri di verticalità, nelle acque tumultuose del fiume.

Eppure la Via della Seta, metro su metro, si è conquistata lo spazio nella roccia liscia del Karakorum, frutto di volontà inarrestabili. Risalgono a epoche lontane i segni dell'uomo tra queste montagne, e si possono ancora leggere, pur logorati dal tempo, su pietre che qualche misteriosa credenza ha trasformato in luoghi magici.

La religione buddista ha contribuito a trasformare l'idea "impossibile" di collegare le steppe desertiche a nord della catena himalayana con le pianure indiane del Punjab. Due secoli prima di Cristo, l'imperatore Asoka riformò l'antica religione contaminandola con le nuove filosofie provenienti dalle culture occidentali greca e persiana.

Dal nuovo centro di culto di Taxila, nei pressi dell'attuale Islamabad, missionari partirono per evangelizzare l'Oriente e, al tempo stesso, i pellegrini si misero in cammino dai luoghi più remoti di tutto il continente asiatico per raggiungere la nuova capitale del buddismo. A dispetto delle apparenze, per le popolazioni a nord delle grandi montagne himalayane l'orrido budello che dal Khunjerab Pass penetrava immense catene rocciose, altrimenti insuperabili, rappresentò una via ideale verso Taxila. Pietra dopo pietra, un vertiginoso sentiero incise le valli dell'Hunza river e dell'Indo. Ad asceti e pellegrini si accodarono ben presto mercanti e avventurieri... era nata la Via della Seta!

04/04/2011
Dalla Via della Seta alla Karakorum Highway

Ancora oggi il tracciato della Via della Seta è mantenuto e utilizzato dalle popolazioni dei villaggi che si affacciano, da angusti terrazzi sabbiosi e anse dei fiumi, sulla valle che penetra verso nord la catena himalayana.

Nel frattempo, mezzo secolo fa, dal caos seguito all'abbandono anglosassone del subcontinente indiano nasceva il Pakistan. Nei primi anni sessanta la giovane politica pakistana aveva ricevuto l'appoggio della Cina maoista, ostile all'India, che vedeva nelle posizioni di Islamabad un utile alleato. Come gli antichi missionari buddisti duemila anni prima, anche i gerarchi cinesi si accorsero che il corridoio di collegamento  più semplice per trasferire armi pesanti da Pechino alla neonata nazione pakistana passava dal Khunjerab Pass.

Nel 1961 gli ingegneri dell'esercito cinese iniziarono la costruzione di una delle più imponenti opere mai realizzate dall'uomo: la Karakorum Highway, una strada percorribile anche da grossi camion che, inaugurata nel 1978, "tagliando" letteralmente almeno 500 chilometri di montagne, collega Kashgar, avamposto cinese ai bordi occidentali del deserto di Taklamakan, alla città di Havelian, ai piedi degli ultimi risalti himalayani una novantina di chilometri a nord di Islamabad. Nonostante i disagi un'avventura sulla Karakorum Highway offre un imperdibile ed entusiasmante viaggio nella storia e nella natura di una delle regioni più selvagge e interessanti del pianeta, per ammirarne i suoi aspetti più plateali e affascinanti.

04/04/2011
Islam e atmosfere indiane

Islamabad e Rawalpindi, l'antico e il futuro del Pakistan; capitale avveniristica dai grandi boulevard e architetture di cristallo e cemento la prima, caos e profumi di un Oriente vivo e presente la seconda. E, a dispetto di qualche apparente e forzata ufficialità, sono questi ultimi gli aspetti che prevalgono nella quotidianità di uno stato "difficile", dibattuto tra la più rigorosa ortodossia islamica del potere religioso e la voglia della gente di vivere la propria "indianità", fatta di tolleranza e curiosità. Nelle viuzze del Raja Bazar, cuore della città vecchia, tra la confusione di mille mercanti, colori, fumi e odori speziati carichi di suggestioni, ragazzi e ragazze, magari protette dalla corazza impenetrabile del velo, ti fermano per chiederti conto della tua diversità: "Da dove vieni? Dove vai? Cosa pensi della nostra realtà?..." modi semplici e gentili, connaturati con l'anima orientale, per cercare un contatto, un'effimera condivisione che dura lo spazio di un saluto. Questi incontri si materializzano spesso anche durante le soste nei villaggi lungo strada, necessarie per dare un attimo di tregua alle reni e ai polmoni, oppressi dalla polvere che come una pellicola appiccicosa annebbia ogni metro della Karakorum Highway.

Un campionario di umanità, impossibile da descrivere, affolla la strada su cui si affacciano, accatastati uno sull'altro, edifici sghimbesci e approssimativi.

04/04/2011
Nella valle degli Hunza, regno nascosto dell'Himalaya

Quando già si percepiscono nell'aria i primi sintomi dell'imminente, sterminato universo cinese, appena al di là del Khunjerab Pass, esiste una valle dove il tempo scorre più lento. Ultimo regno nascosto, protetto da gigantesche muraglie che graffiano il cielo sfiorando gli 8000 metri, è la valle degli Hunza.

Nonostante l'inevitabile ingerenza inglese, che dall'ultimo decennio dell'800 si fece sentire anche in questa zona (non bisogna dimenticare che, come unico passaggio di comunicazione a ovest dal subcontinente indiano verso Cina e Russia, queste terre di confine furono anche teatro di attriti e scontri), il regno degli Hunza rimase isolato e autonomo fino al 1974, e solo con l'apertura della Karakorum Highway fu inglobato nello stato pakistano. Neppure l'Islam, che qualche secolo prima aveva sostituito l'antica religione buddista, è riuscito a cambiare il carattere indipendente e autonomo degli uomini delle montagne.

Fieri delle loro tradizioni, in barba alla legge coranica gli Hunza non disdegnano qualche sana bevuta di improbabili "vini" che producono in loco con qualsiasi frutto, ma in particolare con le more del gelso. Ma quello che affascina qualsiasi viaggiatore si trovi a passare da queste parti sono i ritmi, le atmosfere, le espressioni sincere di uomini, donne e bambini che paiono coscienti di possedere un grande bagaglio di storia e cultura da conservare e valorizzare. Un mondo "antico" incorniciato tra alcune delle più belle montagne himalayane: oltre al Rakaposhi, che dai 7789 metri della vetta domina le terrazze coltivate di Karimabad, a ridosso dell'antica capitale si allunga una magnifica corona di cime straordinarie che superano abbondantemente i 7000 metri.


Michele Dalla Palma