28/04/2010
Dolomite alla scoperta della Patagonia con Manrico Dell’Agnola

"La realtà dell’alpinismo patagonico è speciale e spesso un po’assurda, è una realtà elastica, che si contrae e appiana fino ad apparire modesta con ogni successo, mentre s’ingigantisce e contorce come una piovra, assumendo dimensioni cosmiche, con ogni insuccesso, con ogni cima tentata invano (…) L’alpinismo, che è un gioco, in Patagonia si trasforma in un gioco d’azzardo".
Il bellissimo libro “Patagonia” di Gino Buscaini e Silvia Metzeltin racconta così questa terra meravigliosa e il Cerro Torre, la sua vetta più ambita e più esposta ad un clima davvero pazzo.

 

 

Da queste parti il clima è il problema principale; la prima settimana è trascorsa comunque all’insegna dell’ottimismo anche perché è umano e logico pensare che dopo tanto brutto tempo probabilmente arriverà il bello….l’obiettivo era portare più materiale possibile in alto, nonostante il vento molto forte e la pioggia che si trasformava in neve solo sotto le pareti, come non m’era mai capitato prima.

Abbiamo avuto giornate intere di bufera anche in paese, con raffiche potenti che rendevano pericoloso persino muoversi fra le case dato che volavano lamiere ed altri oggetti dai tetti in costruzione. A nostro favore una calda ed accogliente casa di amici come sistemazione a El Chalten, dove tornavamo ogni sera dato che un attacco alla parete sarebbe stato sia impossibile che inopportuno.

 

 

Il mio piano d’attacco consisteva nel portare il materiale dal paese direttamente al Niponino percorrendo il sentiero fino al campo De Agostini e tutto il ghiacciaio fin sotto il Torre, per un totale di almeno 12 ore di cammino da paese a paese, per poi trasferirci direttamente in alto quando il tempo sarebbe stato favorevole ad un “attacco vero”.

Avremmo così evitato una lunga permanenza in tenda con il brutto tempo, a favore dei comfort che offre la vita di paese; tanta carne, birra a fiumi ed un giaciglio caldo ed asciutto che preparano ai sacrifici sia fisici che psicologici della parete.

Durante la seconda settimana abbiamo recuperato l’attrezzatura lasciata sul ghiacciaio; purtroppo questo viaggio ci ha regalato solo un giorno di sole. “Fracaso” completo come dicono gli spagnoli…. Il Cerro è ancora lì e credo proprio che tornerò… otra vez.

 


Manrico Dell’Agnola