04/08/2011
Lezioni di serpentese

(Racconto di uno dei partecipanti alla spedizione Luca Gandolfo)

 

A Marzo ho partecipato alla mia seconda spedizione con La Venta, destinazione Palawan, un’isola nelle Filippine teatro di esplorazioni a partire dagli anni ottanta. Nonostante le numerose spedizioni in quest’area quella del 2011 ha riservato un’innumerevole quantità di sorprese.

 

Siamo tornati da un po’ di tempo ormai, ma il ricordo di quel giorno, quel 16 Marzo è stampato in maniera indelebile nella testa e nel cuore. In particolare, rileggendo il testo scritto il giorno successivo all’esplorazione al Little Underground River, riaffiorano nella mente quei momenti, quelle emozioni legate all’adrenalina che comporta l’affacciarsi là, dove nessun uomo è mai stato, nel ventre del Sant Paul Dome.

 

“C’è chi va in quello grande e chi in quello piccolo, ma la nostra vita qui è sempre legata ad un nome, quasi ossessionante ormai: Underground.

Viste le buone condizioni meteo si è partiti di buon’ora, in 9, destinazione Little Underground River. Superata tranquillamente la fase d’ingresso via mare, veniamo accolti, al termine del primo lago da un bel serpente, a strisce nere e azzurre, lungo un paio di metri, tutto aggrovigliato su se stesso… Beh, siamo ai tropici, in grotta, i serpenti rientrano nella fauna locale, però, quando la simpatica bestiola è scivolata silenziosamente nel lago, tutte le nostre menti “esploratrici” sono state attraversate dal medesimo pensiero: “e se la bestiola la ritroviamo in acqua al ritorno?!”

(Nota: si tratta di una specie di serpente marino, “Laticauda Colubrina”, dieci volte più pericoloso del mamba nero per via del suo veleno e si è calcolato che siano sufficienti 1,5 milligrammi per risultare letale su un uomo di 80 kg)

 

Ma non c’è tempo per pensarci troppo, un paio di scatti e si prosegue. Dopo poca strada, ci dividiamo in tre squadre: due di rilievo e una di fotografia.

 

Con la mia squadra si continua per una ventina di battute e finalmente si arriva al punto esplorativo, il sifone, che Alessio aveva trovato pieno appena due settimane fa, ora è asciutto! Con Ivy e Andrea ci infiliamo in questo scomodo passaggio tra roccia e una poltiglia di acqua e sedimento nella quale si affonda con tutto l’avanbraccio; meglio non soffermarsi a pensare a cosa potrebbe succedere in caso di pioggia all’esterno visto le ridotte dimensioni dell’ambiente, al contrario le nostre menti sono rivolte alla corrente d’aria che sferza il viso, chissà quali sorprese la grotta ha deciso finalmente di svelare. La grotta appunto, molto più piccola rispetto al Subterranean River, ma affascinate, è caratterizzata da morfologie splendide nonostante si debba percorrere per buona parte del tempo a capo chino oppure carponi ma continua… e continua…

 

Come sempre, quando si è inebriati dal desiderio di continuare ad esplorare, il tempo diventa il peggior nemico, soprattutto qui e soprattutto se si deve uscire a nuoto in mare, questo mare, ad aspettare la barca di recupero.

 

Si decide di terminare il rilievo al caposaldo 84, ad oltre 1,5 km dall’uscita, di fronte ad un bivio e poi via… più in fretta possibile lungo il ramo di destra, fino a quando le dimensioni non impedisco di proseguire. Torniamo indietro e ci buttiamo a capofitto, grondanti di sudore per via delle mute, nel ramo di sinistra. Andrea prosegue, mentre con Ivy ci infiliamo, dopo una breve arrampicata, in una piccola condotta fantastica, piena di piccole vaschette asciutte e con una bella corrente d’aria che ci rinfresca il viso, ma non possiamo tardare oltre, è dannatamente ora di recuperare il materiale e tornare verso l’uscita, lasciando immaginare ai nostri cuori la continuazione di quest’avventura.

 

Al rientro, grazie all’acqua limpida, scorgiamo la “simpatica bestiola” sul fondo dell’ultimo lago, la sorpassiamo facendo attenzione e poi via verso l’uscita dove, prima di indossare le pinne per raggiungere la barca, scorgiamo un altro serpente, molto più grosso del precedente, adagiato a pochi passi da noi, praticamente all’imbocco della galleria che porta all’esterno. Ma anche questa volta meglio non pensarci troppo, è ora di uscire e di restituire la grotta ai suoi veri padroni!"

 

Luca Gandolfo

14/04/2011
Spedizione a Palawan

Sono passati 22 anni da quella prima e ormai mitica spedizione che nel 1989 diede inizio alle esplorazioni italiane nel carso di Saint Paul, nell‘isola di Palawan, in Filippine.

La spedizione da poco conclusa, svolta nei mesi di febbraio e marzo 2011 ha visto la partecipazione di ben 30 speleologi italiani, uno spagnolo e uno belga, oltre alla collaborazione dei ranger del Puerto Princesa Subterranean River National Park e di alcune guide locali.

 

Con le recenti esplorazioni, il complesso dell’Underground River raggiunge uno sviluppo di oltre 30 km grazie alla scoperta di oltre 5 km di nuove gallerie. La galleria maggiore, dedicata all’anniversario della nascita del nostro paese (150 Years Gallery), presenta lunghi tratti di dimensioni eccezionali, con zone splendidamente concrezionate e ricche di eccentriche.

 

Altre sorprese sono venute dal vicino Little Underground River, che aspettava dal 1989 una nuova visita. In questa grotta, che è “little” solo se paragonata al suo fratello maggiore, sono stati rilevati quasi 3 km di gallerie, con tratti a tubi epifreatici di particolare bellezza.

In totale sono stati rilevati quasi 10 km di grotta, di cui circa 7-8 km di nuove esplorazioni. Sul fronte esterno, sono state fatte ricognizioni nelle zone alte del settore sudorientale del massiccio del St. Paul, scoprendo diverse doline di grandi dimensioni ed alcuni ingressi.

Infine, sul finire della spedizione, è stata raggiunta la vetta del Saint Paul Dome, cima alta 1028 m che, per quanto ci risulta, non era mai stata salita in precedenza.

 

Parallelamente alle esplorazioni sono stati condotti rilievi topografici esterni con GPS differenziali ed eseguite ricerche scientifiche inerenti: le mineralizzazioni, la meteorologia ipogea, le microforme di corrosione, la geochimica delle acque e le forme ipogee legate alle oscillazioni del livello del mare.

Di particolare importanza la scoperta dei resti fossili di un sirenide risalente al Miocene (circa 20 milioni di anni fa), il cui scheletro è inglobato nel calcare.

 

Le amministrazioni locali, e in particolare quelle di Puerto Princesa, hanno voluto riconoscere il grande lavoro svolto in questi anni dalla Associazione La Venta, che ha assunto fondamentale importanza da quando l’Underground River è entrato nella selezione finale per le sette meraviglie naturali del mondo (New7wonders.com).

Si tratta di un riconoscimento che premia tutta la speleologia, e in particolare quella italiana, che raramente ha avuto un tale apprezzamento per il lavoro svolto.