13/07/2010
K2, la montagna del sogno

K2, la montagna del sogno

Michele Dalla Palma giornalista, fotografo e atleta professionista ci porta a ripercorrere i ricordi più forti del viaggio in Pakistan. Entusiasmo, tenacia e voglia di scoprire nuovi orizzonti. Dolomite, brand leader del mondo outdoor, sostiene e promuove Dalla Palma e tutti coloro che amano la natura e si misurano sempre con nuove sfide.

Diario di viaggio

Sono ore che cammino al fianco di Ashraf, il portatore baltì, seguendo il suo ritmo forsennato, l'unico modo per non perdermi in questo deserto senza fine di pietre e acqua fossile. Sulla cresta dell'ennesima onda di ghiaia intuisco lo spallone erboso sul fianco sinistro della morena, che annuncia il campo di Urdukas; rallento impercettibilmente il passo e l'attimo successivo Ashraf è già sparito tra le dune di ciottoli colorati, inghiottito col suo ritmo indiavolato da una nuvola di polvere finissima e opprimente. Quante rughe isteriche di sabbia e ghiaccio dovrò superare ancora prima di dare respiro e tregua ai miei piedi, davanti a una tazza di thè bollente? La mia mente, offuscata da fantasmi di calore e stanchezza, si fa carico di nascondermi la verità. "Non importa dove o dopo quanto arriva. L'ultimo chilometro è sempre un combattimento mortale!" aveva sentenziato Guy Sibilla, il mio compagno nell'avvicinamento al K2, in una qualsiasi delle tappe massacranti per raggiungere, una settimana fa, la montagna del sogno. Adesso il gigante è dietro le spalle, ormai lontano, oltre il mare in tempesta del Baltoro Glacier. Lontano, come i sogni quando diventano realtà.

Tra realtà e immaginazione

Il desiderio di accarezzare, con lo sguardo e i pensieri, la montagna perfetta si perde lontano nei ricordi. L'ho sempre immaginata come la cima "assoluta", ambizione concessa solo ai più grandi e temerari tra gli alpinisti. Anni indietro, quando le mie fantasie di alpinista immaginavano linee verticali per raggiungere le vette delle montagne, ho perfino sognato di affrontarlo, questo titano di roccia e ghiaccio; e anche quando, condizionati dal tempo che inesorabile abbatte le illusioni, i miei passi hanno seguito percorsi meno impegnativi, il sogno di arrivare ad ammirare da vicino il K2 è rimasto. Intatto. Diventato finalmente realtà in questa estate 2010.

Avventura sull'Indus River

Il terzo fiume del continente asiatico ha scelto una via non facile per raggiungere paludi e acquitrini che nel meridione del Pakistan si confondono con l'Oceano Indiano; dalle mille sorgenti che scaturiscono sull'altipiano del Tibet, percorre il primo terzo della sua vita tumultuosa aprendosi la strada tra le montagne più alte e impervie del pianeta. Dai confini non segnati e contesi da sempre con l'India, le gole dell'Indo fino alla periferia di Islamabad rappresentano una delle più suggestive e impressionanti manifestazioni di forza della natura. Quasi mille chilometri di roccia scolpiti da sciabolate d'acqua che hanno inciso in verticale la pietra. Per lunghi tratti parrebbe impossibile trovare punti deboli per forzare un passaggio, eppure questo imponente e selvaggio palcoscenico è una via di comunicazione privilegiata tra nord e sud dell'Asia. Anche se oggi si arriva senza troppe difficoltà, un'avventura autentica, magnifica e paurosa, si vive cercando di raggiungere Askole, ultimo avamposto umano insediato a 3000 metri di fronte alle ultime, imponenti morene del Baltoro Glacier. Un'effimera pista di 150 chilometri viola pareti di roccia strapiombante, immensi depositi sabbiosi accumulati dalla rabbia del fiume, dune di ghiaia. Quasi quotidianamente frane, smottamenti, crolli modificano il tracciato e spesso alcuni passaggi, con le ruote dei vecchi fuoristrada militari americani sospese nel vuoto di scarpate che precipitano verticali per decine o centinaia di metri, sono realmente oltre ogni limite razionale di sfida alla fortuna.

Baltì

Sono duri e forti gli uomini che vivono aggrappati a queste montagne, dove la vita va conquistata giorno per giorno, senza garanzie né sicurezze. Per infinite generazioni questa popolazione di antica stirpe e cultura tibetana è vissuta isolata, nel suo regno di rocce e sabbia chiamato Baltistan, nascosto e protetto dalle grandi montagne. A dispetto delle coercizioni religiose, traspare da questi uomini induriti dalle fatiche quotidiane una incontenibile voglia di stare insieme e divertirsi.

Sui sentieri di pietra, ghiaccio e nuvole

7 giugno

Lasciamo Askole all'alba. Costeggiando il Braldo, che convoglia verso l'Indo tutte le acque dei ghiacciai del Baltoro, sospesi a mezza costa sugli enormi muri di sabbia costruiti dal fiume, seguiamo per qualche chilometro le delicate sfumature verdi delle ultime terrazze coltivate che interrompono l'uniformità dell'orizzonte. Poi solo il brontolio rabbioso dell'acqua accompagna i miei passi verso la montagna che sogno fin da bambino. Compare, dietro una curva della roccia, il campo di Jhula, dopo quasi dieci ore di pietra e sabbia. Il percorso quasi piano letto sulla carta è illusione, la realtà è fatta di saliscendi che sembrano non avere mai fine. Il crollo di un ponte ci costringe ad una lunga deviazione sulla morena del Biafo Glacier, antipasto di quanto ci aspetta nei prossimi giorni. Una cena di riso, dhal e chapati è il menù che ci accompagnerà, sempre uguale a se stesso, per tutta la durata di questa fantastica avventura.

11 giugno

Non un alito di vento interrompe la cappa rovente che mi intrappola. Dalle pietre salgono vampate di umidità mentre il sole, come un titanico fabbro, martella sulla testa raggi infuocati. A dispetto del dislivello sulla carta di circa 300 metri, l'altimetro di Guy oggi registra 800 metri in salita. Somma di mille onde verticali, da arrampicare e poi scendere, in questo mare solido e sconvolto, senza logica. Flussi di risacca che si incrociano a casaccio in un andare e venire senza senso. Finalmente Urdukas, scenografico balcone aggrappato ai fianchi verticali del Masherbrum, compare dopo giorni di morene infinite, nella pancia dell'immenso serpente di ghiaccio che striscia lento ma inesorabile tra i ciclopi del Karakorum. Giorni di passi resi sempre più faticosi dalla quota, che ha ormai superato i 4000. Ma il flagello da cui non ci si salva, che intride i vestiti, annebbia la vista, penetra naso e polmoni rendendo il respiro un'impresa è la polvere. Immane lavoro del ghiaccio che sfregando roccia su roccia disgrega la materia rendendola vapore. Ad ogni passo, ad ogni movimento una nuvola inarrestabile e nefasta avvolge la realtà. Supplizio dantesco, pena dovuta per chi osa accarezzare, con lo sguardo e la fantasia, la grande montagna. Eppure basta appoggiare lo sguardo appena sopra il limite della realtà per capire, immediatamente e senza incertezze, il motivo della mia presenza lì. Un viaggio nell'anima della Natura, dove tutto è immenso. Anche le emozioni.

13 giugno

Negli ultimi due giorni il ghiaccio, finalmente libero dalle catene di pietra che lo opprimevano, sembra lievitare, alzarsi sopra la linea dell'orizzonte, che per uno strano gioco di luce e prospettiva sembra più bassa del punto in cui mi trovo, mentre devo salire ancora. Nonostante la quota mi sento bene e, liberato dalla sabbia, queste ultime tappe sembrano un invito a correre. Coi piedi e la fantasia.

Giganti di pietra

Circo Concordia. Il punto dove linee reali e immaginarie si uniscono. Convenzione e al tempo stesso mitologia. Centro ideale di quell'universo chiamato Baltoro. Come valve di un'immensa conchiglia le montagne si aprono liberando il cielo. Tutt'intorno panorami che nessuna fantasia può costruire. Nessun luogo sulla Terra è paragonabile, per grandezza e maestosità, alle incredibili scenografie naturali di questo mondo alieno agli esseri umani dove recitano solo giganti di pietra. Il Paju Peak, i pinnacoli e le guglie di Uli Bahjo, le architetture di Baltoro Cathedral, le Torri di Trango, e mille altri colossi senza nome hanno fatto da prefazione ai titani del Karakorum, riuniti in conclave a ricordare la creatività e l'infinita potenza della Natura. Torre Muztagh, Masherbrum, Chogolisa, l'immensa corona dei Gasherbrum, la muraglia del Broad Peak fanno da cornice all'immensa punta di freccia conficcata nel cuore dell'infinito.

Avventura sull'Indus River

"La Montagna Bianca" delle genti himalayane, senza alcuna poesia K2 per i pragmatici geografi occidentali, domina l'orizzonte, perfetto, monolitico prolungamento dell'energia vitale della Terra proteso verso l'infinito cosmico. Come ogni creatura in bilico tra realtà e magia la più grande piramide esistente sul pianeta esercita un irresistibile fascino ipnotico su chiunque la avvicini. Per questo sono qui. Per farmi rapire dalle sue storie fatte di vento, di nuvole e divinità misteriose che vivono e respirano con tempi e ritmi che non ci appartengono. Ancora giorni di passi nella neve per arrivare più vicino ai miei sogni. Fin quasi a sfiorarli. La realtà è infinitamente, inesorabilmente lontana.


Michele Dalla Palma