17/05/2010
Dolomite nella selva e nelle grotte del Chiapas, Messico, con il Team La Venta

Il Chiapas è un posto familiare per l’Associazione La Venta che ci torna da oltre vent’anni.

Qui gli speleologi italiani hanno esplorato tantissime grotte, tra cui la Cueva del Rio La Venta, conosciuta finora per oltre 14 km di grandi gallerie, pozzi, sale.

Il gruppo che ha partecipato a questo viaggio, dal 27 marzo al 29 aprile 2010, era ben nutrito: 16 italiani, uno spagnolo e cinque messicani organizzati in tre campi.

La spedizione aveva diversi obiettivi: ritornare all’Ombligo del Mundo, nel cuore della selva, per effettuare riprese, foto e video ed esplorare meglio i dintorni; effettuare ricognizioni nei dintorni della colonia Lázaro Cárdenas spingendosi anche più a nord, nella zona del rancho Valle Acosta; esplorare la grande Cueva del Puercoespín, scoperta ed esplorata inizialmente dal Grupo Espeleológico Jaguar di Tuxtla Gutierrez, e successivamente dal team La Venta per diversi chilometri.

Durante la spedizione per il gruppo si è verificata qualche brutta sorpresa, ma anche entusiasmanti scoperte. Ancora una volta Dolomite era al loro fianco per affrontare insieme nuove sfide.

17/05/2010
L'arrivo

Sabato 10 aprile 2010. Cintalapa de Figueroa, Chiapas, México.

È passata mezzanotte. L’autobus un po’ traballante che in quattordici ore ci ha portati fin qui da Città del Messico è ancora in moto. Siamo tramortiti per il lungo viaggio, ma all’arrivo ci accolgono i nostri compagni di spedizione.

Tre di loro vengono direttamente da un giro di prospezione sui tepuy venezuelani, dove hanno trovato grotte da esplorare e altri terreni di gioco per il futuro.

Altri cinque sono già qui dal 27 marzo, reduci da un bel viaggio nella foresta: hanno raggiunto l’Ombligo del Mundo, uno dei più affascinanti sótanos della selva El Ocote. Hanno scattato foto e girato un video per completare un documentario dedicato all’esplorazione di questi luoghi. Grazie all’aiuto di guide locali, che hanno trasportato l’acqua a quasi dieci ore di marcia, i nostri amici hanno installato un campo avanzato sul bordo dell’Ombligo; poi mediante un’ardita teleferica sospesa a centocinquanta metri d’altezza hanno realizzato spettacolari immagini video 3D. Una prospezione nei dintorni ha consentito loro di scoprire un nuovo profondo pozzo ancora da esplorare, e infine un vero e proprio tesoro: una grotta con una sorgente d’acqua limpidissima. In queste foreste piovono circa 4.000 millimetri d’acqua all’anno, eppure è rarissimo trovarla in superficie. L’acqua si inabissa subito, assorbita da fessure e inghiottitoi, e per via sotterranea raggiunge le sorgenti, molte delle quali lungo il corso del Rio La Venta, cioè a molti chilometri di distanza.

La scoperta dei nostri amici cambia le carte in tavola: da oggi sarà molto più facile lavorare in posti così remoti. La selva ci sta facendo un chiaro invito… e noi certo non ci faremo pregare!

17/05/2010
Cintalapa

Il nostro primo pensiero è la spesa, alla quale ci dedichiamo per tutta la giornata. Scatolame, uova, riso, verdura fresca e anche un po’ di pasta. E naturalmente caffè, tè, biscotti, nutella! Il minimo indispensabile per trascorrere un paio di settimane in selva senza rinunciare ai piaceri della tavola.

Ci aggiriamo per le strade e i negozi di Cintalapa, dove vanno in scena i colori e i suoni del posto, con i pickup carichi di persone, i motorini che ronzano intorno allo zócalo, la piazza principale, e i bambini che giocano a rincorrersi dribblando i banchi del mercato.

Qui a Cintalapa incontriamo don Quintín Fernando Acosta Cruz, amante della natura e appassionato di poesia, che già in passato ci ha messo a disposizione uomini e cavalli per i nostri spostamenti nella selva. Il suo aiuto è per noi fondamentale. Possiede un paio di ranchos nel territorio della Colonia Lázaro Cárdenas, e ce li mette a disposizione perché si è innamorato del lavoro che facciamo.

Domani ci sposteremo proprio lì. Faremo base al Rancho Montecristo, una casetta in legno circondata da un bel prato, da cui si dipartono diverse piste che si addentrano nella selva. Uno di questi tracciati, a malapena aperto nella vegetazione, conduce al Rancho Valle Acosta, una capanna all’interno della foresta in cui una nostra squadra andrà alla ricerca di grotte.

Ormai questi luoghi ci sono familiari. L’Associazione La Venta ci torna da vent’anni e nel tempo ha stabilito ottimi rapporti coi locali. Qui al Montecristo si sta proprio bene: c’è ombra, e i bambini di Ariosto, il colono di don Quintín, fanno domande sulle grotte e sulla nostra attività e ci danno una mano a tirare su l’acqua dal pozzo.

17/05/2010
Valle Acosta

Qualche mese fa abbiamo battuto la zona che va dalla Cárdenas al Río La Venta, spingendoci fino alla Junta, cioè la confluenza col Río Negro. Non abbiamo trovato grotte, ma il posto ci era sembrato così interessante che vi siamo ritornati.

E così eccoci di nuovo qui, a marciare alla volta di questo rancho nella selva. Don Quintín ha chiesto ad Ariosto di accompagnarci; ci ha dato tre muli per portare i pesi e un giovane cavallo che deve imparare la strada, e che quindi viaggia scarico. Con noi viene anche don Manuel, una nostra vecchia conoscenza della Cárdenas.

Così, senza zaino in spalla, allegri all’idea che ci stiamo portando persino la moka per farci un buon caffè, ci incamminiamo verso Valle Acosta.

Partiamo come fossimo in vacanza, ma il nostro spirito allegro viene subito spezzato da una brutta caduta del cavallo; Il sentiero si inerpica tra le rocce, il cavallo lo percorre per un tratto, poi s’impenna, si sbilancia, cade all’indietro battendo la nuca. Rimane agonizzante per oltre un’ora, fino a rimetterci le penne.

Traumatizzati dall’accaduto continuiamo la nostra marcia. In circa tre ore siamo al rancho, situato sul bordo meridionale di un’ampia radura nel cuore della selva, nei pressi di una sorgente. Una ventina di vacche pascolano nel prato, segno che le zecche non mancheranno.

17/05/2010
Alla ricerca di grotte

Aprile dovrebbe essere periodo di poca pioggia, invece l’acqua cade ogni giorno, abbondante e fragorosa. Durante la notte gli scrosci sul tetto di lamiera ci tengono svegli a lungo, nonostante la stanchezza. Di giorno percorriamo chilometri alla ricerca di grotte; i sentieri sono infangati ma a parte qualche pozzanghera, che resiste fino a mezza mattinata, non c’è nessuna traccia di tutta l’acqua venuta giù nottetempo. Miracoli del carsismo.

Il terreno è accidentato, pieno di karren e doline, e muovervisi significa assecondare le infinite sequenze di salite e discese, superare con fatica grandi dislivelli per poi restare sempre alla stessa quota. Il tutto nel fitto della foresta, che non consente di vedere oltre cinque/sei metri di distanza. Il canyon del Río La Venta passa solo qualche chilometro a nordest da qui, eppure per arrivarci sono necessarie ore di marcia.

Ricercare grotte in questo territorio non è semplice. Il carsismo è esasperato, si ha la certezza che ci siano grandi grotte, in foto aerea si riconoscono benissimo grandi valli chiuse, eppure quando ci sei dentro non vedi a un palmo dal tuo naso.

Procediamo quindi affidandoci ai GPS, chiedendo ad Ariosto e don Manuel di aprire un varco a colpi di machete in questa o in quella direzione. Seguiamo le morfologie che abbiamo studiato sulle carte e sulle foto dal satellite, assecondiamo quelle che ci sembrano le linee di deflusso dell’acqua. Scendiamo così la valle fino a spingerci ai margini della grande ansa abbandonata del Rio La Venta, quella in cui si apre il Tunnel. Troviamo molti ingressi, che però appartengono a sistemi sotterranei molto antichi e quindi sono pieni di concrezioni che ne ostruiscono il passaggio.

Niente da fare: senza una segnalazione qui è impossibile trovare grotte.

Forse abbiamo sbagliato posto: questa zona ha un carsismo troppo vecchio e troppo fossile, dobbiamo cercare altrove.

Ogni sera, prima di cena, ci dedichiamo all’attività tipica di quest’ora del giorno: ci spulciamo. Ci guardiamo a vicenda, trovando così decine di pulci e pinolillos, microscopiche zecche che si confondono tra nei e pieghe della pelle.

Parliamo via telefono satellitare coi nostri compagni accampati nell’altro rancho.

Ci danno notizie incoraggianti: i campesinos della Cárdenas si stanno mostrando molto disponibili e hanno decine di segnalazioni. Le grotte da esplorare sono tante, quindi, e grandi. Dopo un breve consulto telefonico decidiamo di rientrare.

Valle Acosta presenta una natura magnifica: ci siamo svegliati col canto degli uccelli, abbiamo visto stormi di pappagalli verdi, è venuto più volte a trovarci il colibrì, abbiamo incontrato serpenti, insetti e ragni giganti, abbiamo camminato nella vegetazione lussureggiante.

Purtroppo in questa zona non abbiamo trovato nessuna grotta; rientriamo quindi al rancho Montecristo.

17/05/2010
Montecristo

Qui c’è tutta un’altra atmosfera. Per noi che proveniamo dalla solitudine della selva, il ritorno nei pressi della Cárdenas suona come una sconfitta. Ma abbiamo tante storie da raccontare. I nostri amici ci domandano del cavallo morto, che nel frattempo è stato divorato da decine di avvoltoi. Raccontiamo delle nostre lunghe scarpinate, del fango e della pioggia, del panorama che abbiamo visto nei pressi del Tunnel. Loro ci raccontano delle grotte che stanno esplorando, di tutto il lavoro che c’è da fare; sappiamo già che non avremo molto tempo per portalo a termine.

Allora ci mettiamo subito all’opera. In men che non si dica abbiamo già fatto le squadre: l’indomani ci divideremo in cinque gruppi per altrettante grotte. L’appuntamento con le nostre guide locali è all’alba in modo da sfruttare tutte le ore di luce.

Lavoriamo senza sosta, e in capo a quattro giorni abbiamo esplorato, topografato e fotografato almeno 5 km di nuove grotte. Ambienti grandi, talvolta enormi; i campesinos che entrano con noi ad esplorarle restano sorpresi nello scoprire quanta acqua si nasconde appena sotto i loro piedi. In alcune di queste grotte realizziamo anche qualche breve video, che andrà ad arricchire l’archivio dell’associazione La Venta.

La sera ce la spassiamo davanti ad una buona cena preparata dai compagni che, a turno, sono rimasti al campo. Raccontiamo storie di selva, di parassiti ematofagi e intestinali, tra una barzelletta e un sorso di ron, prima di filare dritti nei sacchi a pelo ad ascoltare i rumori della notte e della pioggia che non smette di scendere.

17/05/2010
La Cueva del Puercoespín

Il tempo è tiranno anche a queste latitudini, e nonostante la flemma messicana giunge il tempo di fare ritorno in città. Ci aspetta il caldo afoso di Tuxtla Gutierrez, dove trascorreremo un paio di giorni prima di trasferirci sui monti di San Fernando. Lì, a pochi chilometri dalla città, gli amici del Grupo Espeleológico Jaguar ci aiuteranno ad allestire un campo all’ingresso della Cueva del Puercoespín. Negli occhi e nelle macchine fotografiche abbiamo la traccia vivida delle fantastiche grotte scoperte alla Cárdenas. La Cueva Escondida coi suoi laghi da superare a nuoto e il suo grande salone; la Cueva de las Cotorras, con l’arco naturale sotto cui volteggiano pappagalli verdi e pipistrelli, e col fiume che si perde gorgogliando sotto una frana; la Cueva del Mulo e la sua galleria sabbiosa, nella quale ci siamo divertiti a correre come bambini. E poi le altre, ancora senza nome, che continuano per chilometri.

 

È tiranno e vola via, il tempo, così anche i giorni di Tuxtla passano in fretta e ci ritroviamo già a bordo dei pickup che ci portano alla cueva. A differenza di quelle della Cárdenas, la grotta del Puercoespín somiglia molto alle nostre, a quelle italiane: è il percorso attivo di un fiume che ha scavato pozzi e marmitte, gallerie e meandri. In questa stagione però il fiume è secco, almeno all’ingresso, sicché oltre ad allestire tendopoli e cambusa ci dobbiamo rifornire d’acqua trasportandola a spalla in pesanti bidoni.

Anche al campo di San Fernando stiamo benissimo: la grotta si apre a pochi metri dalle tende e ci basta infilarci tuta, imbraco e casco per iniziare ad esplorare. Trascorriamo dentro tutto il giorno, percorrendo centinaia di metri di gallerie, talvolta molto fangose, che ci conducono in ambienti enormi. Ci divertiamo, e restiamo anche un po’ impressionati dall’eco delle nostre voci che si spandono nel vuoto. Percorriamo ogni possibile via d’accesso, ci infiliamo nei sifoni in apnea per scoprire dall’altra parte ambienti ancora più maestosi. La galleria Échale Gana è alta cinquanta metri e continua nel buio fino ad una grande sala di crollo. Verso il soffitto si intravede una finestra che si perde anch’essa in un promettente e incognito nero. Una lunga risalita consente di raggiungerla, e di esplorare ancora centinaia di metri di gallerie, per poi sbucare su un nuovo pozzo, la cui profondità è stimata oltre sessanta metri.

 

Alla base di questa grande verticale si sente chiaramente un rumore di trapano: sono gli amici di un’altra squadra, che, in un’altra regione della stessa grotta, hanno disceso i cento metri del Pozzo Leviatang e stanno continuando l’esplorazione.

 

Sono scherzi tipici del Puercoespín: si sviluppa in grandi diramazioni, condotte e gallerie immense che ci fanno urlare di gioia, ma che prima o poi si riannodano, a ricordarci che è solo e soltanto lei, la grotta, a decidere dove possiamo o non possiamo andare.

Oltre al Pozzo Leviatang si è aperto un altro mondo: stalagmiti alte più di quindici metri, colate di calcite immense, delicate concrezioni eccentriche. E soprattutto il nero, l’amato e odiato nero, il maledetto, quello che ci spinge a tornare e ritornare nei posti, a viaggiare alla ricerca di nuove frontiere, a immaginare, sperare, sognare a occhi aperti nuove prosecuzioni sotterranee.

17/05/2010
Credits

Testo di Natalino Russo.

Foto di Natalino Russo, Luca Sgamellotti, Carla Corongiu, Vittorio Crobu, Valerio Olivetti.

 

Questa spedizione è stata possibile grazie al supporto tecnico di Dolomite.

L’Associazione La Venta sta definendo un accordo pluriennale con la Reserva de la Biósfera Selva El Ocote, che ringraziamo per la sensibilità dimostrata. Grazie anche alla Protección Civil di Tuxtla Gutierrez per il supporto logistico, e al Grupo Espeleológico Jaguar, soprattutto agli amici Mauricio Náfate e Kaleb Zárate. Grazie ovviamente anche al nostro generoso don Quintín Acosta e al supporto logistico di Beba Davila a Città del Messico.

Partecipanti: Clarice Acqua, Giorgio Annichini, Carla Corongiu, Vittorio Crobu, Umberto Del Vecchio, Paolo Forconi, Massimo Liverani, Salvatore Manca, Valerio Olivetti, Andrea Pasqualini, Natalino Russo, Carlos Sánchez, Francesco Sauro, Luca Sgamellotti, Stefano Soro, Giovanni Todini, Roberto Trevi. E poi Lucas e Manuel, i più forti esploratori della selva.

La Venta Esplorazioni Geografiche

Spedizione speleologica Chiapas 2010

Chiapas, Messico

17/05/2010
La Selva El Ocote rinasce

Nel 1998 nella Selva El Ocote si è verificato un terribile incendio.

Dal 2007 l’Associazione La Venta contribuisce alla sua salvaguardia: finora ha adottato e sta riforestando nove ettari in località Los Joaquines, in territorio di Cintalapa.

Chiunque può contribuire piantando un albero o collaborando al progetto. Per informazioni: info@laventa.it