21/10/2010
Arrampicata trad(izionale), quale futuro?

L’alpinista Manrico Dell’Agnola riporta le sue impressioni sul primo Trad Climbing Meeting che si è tenuto a Ceresole Reale

 

Rappresentanti d’eccezione hanno affollato la Valle dell’Orco nel Parco Nazionale del Gran Paradiso dal 19 al 25 settembre 2010: top climber di mezzo mondo si sono misurati con le bellissime strutture della valle ma non solo. Il primo Trad Climbing Meeting, organizzato dal Club Alpino Accademico Italiano, ha offerto l’occasione per discutere sull’etica dell’arrampicata partendo dal passato per delineare il futuro della disciplina.

È proprio da questa valle (e dalla Val di Mello) che Il Nuovo Mattino mosse i primi passi. Il Nuovo Mattino è quel movimento nato negli anni ‘70 che stravolse il vecchio modo di fare alpinismo.

 

“Con Il Nuovo Mattino, l’eroismo e la conquista – spiega Manrico, true man Dolomite - furono banditi per lasciare spazio a un rapporto più intimo ed introspettivo con la parete, che diventava un elemento con il quale fondersi ed integrarsi e non un nemico da sconfiggere. Non più cime da affrontare, ma  prati o boschi: i chiodi furono sostituiti da dadi o friend, i pesanti scarponi da leggere scarpe da ginnastica con la suola speciale quasi a simboleggiare l’entrata in punta di piedi nel mondo incantato. Strutture senza cima, ma con pareti solcate da fessure “Yosemitiane”, consentivano salite difficili ed esteticamente eccezionali; alternativa ideale ed autonoma alle grandi montagne da una parte e dall’altra possibilità d’allenamento in prospettiva di grandi salite alpine e non solo. Inoltre in quel periodo il mito di Yosemite stava invadendo gli ambienti evoluti dell’alpinismo italiano e i siti nei quali il germe americano poteva attecchire più facilmente dovevano per forza essere di roccia granitica, ricca di fessure e con accessi comodi. Per questo motivo la Val di Mello e la Valle dell’Orco diventarono in Italia anch’essi luoghi mito”.

 

Questo il punto di partenza del convegno. La discussione si è incentrata su un interrogativo: è  forse il momento di fare un passo indietro cercando di ritornare a prediligere l’arrampicata pulita e tradizionale? Un’arrampicata senza o con uso limitatissimo di ancoraggi fissi, usando il chiodo a pressione solo su placche o in zone dove non sia possibile nessun altro tipo di protezione?

 

“Andrea Giorda – commenta Manrico - scrive che dopo questo meeting la valle non sarà più la stessa, e chi la sfregerà dovrà fare i conti con il biasimo di mezzo mondo. Io lo spero domandandomi: tutte queste sono idee di una stretta cerchia di persone circoscritte e relative solo a pochi luoghi molto specifici? Oppure veramente il pensiero degli scalatori d’èlite sta cambiando direzione? Solo il tempo lo dirà; è certo comunque che questo convegno ha dimostrato che nomi fra i più autorevoli dell’alpinismo mondiale credono che l’arrampicata dovrebbe fare un passo indietro, non tecnicamente, ma tecnologicamente e questo reputo sarebbe un bene per l’alpinismo e per la montagna”.


Manrico Dall'Agnola