01/08/2011
Alla riscoperta del vecchio west

“Vai all’Ovest, ragazzo….”  Frase simbolo dell’epopea del West, degli scontri epici tra la voracità di terre e ricchezze dei coloni bianchi e le autoctone civiltà pellerossa. Uno scontro di culture paradossali tra loro, che si sviluppò in uno dei territori più affascinanti e variegati del pianeta, culminato con la scomparsa delle società tribali che avevano al centro della loro esistenza un rapporto equilibrato e corretto con l’ambiente. Una sorta di “prefazione” alla storia contemporanea che oggi ci mette, con tempi e modi sempre più pressanti, di fronte alla scelta di fare volontariamente qualche passo indietro nella nostra frenesia isterica di consumare le risorse naturali del mondo in cui viviamo, per lasciare almeno una speranza alle future generazioni, oppure accettare l’ineluttabilità di una nostra probabile e prossima estinzione, da noi stessi provocata. Viviamo l’illusione di essere padroni del tempo e dello spazio, e non riusciamo ad accorgerci che la Natura ci vivrà anche dopo di noi.

 

Un viaggio nella Natura

Tra tutte le regioni della Terra, l’Ovest degli Stati Uniti rappresenta forse più che in qualsiasi altra parte del pianeta questa forza immensa della Natura, capace di sovrastare, con le sue straordinarie scenografie esempi altrettanto “grandiosi” della prepotenza umana.Istituiti a partire dalla metà dell’800, i Parchi Nazionali degli Stati Uniti, in particolare nella parte occidentale del paese, rappresentano oggi uno dei migliori esempi di come sia possibile mantenere e tutelare un patrimonio che appartiene all’umanità intera. Facendolo altresì diventare una importante risorsa economica che attira ogni anno milioni di turisti. Scoprire i Parchi dell’Ovest è un’avventura straordinaria, alla portata di chiunque abbia un paio di settimane di tempo e la voglia di guidare attraverso Colorado, Utah, Arizona, Nevada e California. Il mio itinerario parte da Denver per terminare ai bordi dell’Oceano Pacifico nella leggendaria cornice della baia di San Francisco.

 

Arches National Park

Col muso del camper rivolto a Occidente, superiamo la barriera frastagliata delle Rocky Mountains per poi scendere nella regione dei canyons, in gran parte compresa dentro i confini dello Utah. Dopo il passaggio nel Parco Nazionale di Canyonlands, un primo, entusiasmante sguardo d’insieme a questa terra sublimato nel panorama straordinario che si vive dal Dead Horse Point, sorta di belvedere sospeso nell’aria tra forre corrose dal tempo e dall’acqua che sembrano sprofondare nel ventre molle della Terra, arriviamo all’Arches National Park. Sono oltre 2000 gli “archi di pietra” censiti nel territorio del parco, da pochi metri di ampiezza agli oltre cento del Landscape Arch, e nel gioco incessante della Natura ogni giorno se ne formano di nuovi mentre altri crollano collassando su se stessi.

 

Antelope Canyon

A cavallo tra Utah e Arizona, il fiume Colorado bloccato da una grande diga nei pressi di Page, ha riempito un immenso canyon, creando una nuova, artificiosa meraviglia: il lago Powell. A pochi chilometri da Page, nascosto tra le sabbie del deserto, si cela uno degli spettacoli più affascinanti della natura di queste regioni: l’Antelope Canyon, luogo sacro degli indiani Navajos. La magia di questo luogo si rivela tra le 11 e le 13 di ogni giorno…La luce disegna un’opera d’arte effimera, che scompare appena il sole si sposta abbandonando la stretta cicatrice incisa nelle rocce sommitali.

 

La magia di Betatakin

Ci vogliono ore di faticoso cammino sotto il sole implacabile per raggiungere, in compagnia di un ranger, le rovine del “pueblo” di  Betatakin, un antico villaggio arroccato sotto un’immensa volta di roccia nel fondo di un canyon dove le case inventate nella pietra sono riuscite a vivere per infinite generazioni nascoste ad ogni intrusione.

 

Grand Canyon

Le dimensioni della più grande frattura sulla crosta del pianeta lasciano senza parole: il fiume Colorado in pochi milioni di anni è riuscito a realizzare un’opera immane, erodendo nell’arenaria colorata dell’altipiano una voragine di chilometri e chilometri che al tramonto si trasformano seguendo i raggi di luce che sfuggono verso i crinali più alti di guglie  e creste.

 

Deserto Dipinto e Petrified Forest

Attraversare la Monument Valley significa ripercorrere in pochi chilometri tutta la storia del West.

Superata Kayenta, antico punto di scambio delle diligenze, si raggiunge, nel cuore del “Deserto Dipinto”, la Foresta Pietrificata. Si attraversano in automobile, ma è “obbligatorio” fermarsi ogni tanto, lungo i 43 chilometri della strada  ad ammirare questa scenografia naturale e percorrere i brevi sentieri segnalati che dal bordo dell’asfalto portano dentro questo magnifico mondo di pietra.

in mezzo a straordinarie piante fossili, che il silicio e gli altri minerali hanno trasformato in una incredibile tavolozza di colori.

 

Bryce Canyon National Park

A dispetto del nome, il Bryce non è un canyon ma uno straordinario anfiteatro, forse il luogo più bello, per il mio gusto, di tutto l’Ovest americano. Rientrati nello Utah nella sua parte sudoccidentale, percorrendo la Highway 89, si raggiunge questo surreale luogo creato dall’erosione dell’acqua, del vento e del tempo sulle fragili coste sedimentarie di un antico lago. Il Navajo Loop consente di percorrere a piedi tutti gli ambienti più suggestivi del Bryce, tra le rocce arancioni e il blu intenso del cielo.

 

Sequoia National Park e Yosemite Valley

California, ultima meta dei pionieri… forse la più affascinante, nei suoi contrasti, regione degli States. Più che le suggestioni “tropicali” delle sue coste, da San Diego a San Francisco, per un appassionato di outdoor la California è Yosemite, paradiso degli arrampicatori, leggenda nelle fantasie di chi ama trekking grandiosi in scenari che sembrano appartenere a tempi ormai passati, dove il confronto con la natura era sincero e alla pari.Inutile raccontare solo qualcuno dei magnifici itinerari escursionistici che permettono di scoprire questo territorio ancora in gran parte selvaggio, popolato da molti orsi. Prima di arrivare a Yosemite, una deviazione lungo la strada principale permette di attraversare un’altra meraviglia della natura, l’immensa foresta di sequoie che copre gran parte di quest’area.

Un ringraziamento particolare a Rick Torre, mio compagno di viaggio e insostituibile map-driver in questa magnifica avventura.


Michele Dalla Palma